The social dilemma – sintesi del film

Il documentario-film descrive alcune caratteristiche dei social media attraverso la testimonianza di chi ha contribuito a creare questi strumenti. Tra di loro Tim Kendall, ex presidente di Pinterest – Tristan Harris, design ethicist di Google – Justin Rosenstein, ingegnere di Facebook e altri.
Il primo tema affrontato è quello della tecnica attraverso cui i Social cercano di legarci alla loro piattaforma digitale e di mantenerci connessi ad essa per tutto il giorno. Gli intervistati ci spiegano che ad ogni nuovo profilo viene assegnato un agente intelligente che, attraverso ripetuti e innumerevoli tentativi, seleziona i contenuti di nostro interesse. Ovviamente, in considerazione dell’enorme dimensione del giro d’affari delle società che gestiscono i social, i contenuti sono anche di natura commerciale. Informazioni che vengono pagate dagli inserzionisti; inserzionisti che pagano la nostra attenzione. Il film ci invita a riflettere sul fatto che non dovendo pagare per un prodotto allora il prodotto siamo noi, gli utenti dei social.

Il secondo argomento che viene presentato è relativo all’uso che può essere fatto di tutti dati personali memorizzati dal nostro agente. Gli intervistati ci spiegano che attraverso un sistema di controllo generale che controlla contemporaneamente tutti gli agenti oggi è possibile elaborare strategie per condizionare la mente umana. E che esistono già diverse situazioni in cui ciò si è verificato.
I social sono sistemi che si sostengono traendo profitto dal monitoraggio dei nostri comportamenti e che hanno generato immense fortune – per questo motivo il sistema dei social viene definito capitalismo della sorveglianza. Un sistema che, sebbene finalizzato unicamente alla creazione profitti, ci ha messo a disposizione interessanti ed efficaci strumenti di comunicazione che hanno migliorato le nostre vite private e professionali.
Tuttavia in particolari condizioni si può arrivare al punto di creare dipendenza e portare qualcuno a compiere scelte estreme. Si sostiene infatti che, in un certo senso, questi comportamenti siano simili a quelli di chi ha una dipendenza dalla droga.

Quindi il capitalismo della sorveglianza può nascondere anche un lato oscuro: fake news, manager della disinformazione, tecnologia persuasiva, condizionamenti inconsci della convinzioni personali e/o politiche sono alcuni tra i pericoli che vengono elencati. Nonché disagio, disordine sociale che possono degenerare verso gravi disturbi psichici.
Il film però non vuole alimentare la demonizzazione dei social: vuole comunicarci che alla paura sia preferibile opporre la formazione al corretto utilizzo di questi strumenti di comunicazione.
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- Nel film abbiamo ricevuto il suggerimento di formarci/informarci su questi problemi per sapere come affrontarli. E’ anche vero però che Harris, il guro tech di Google, ci ha suggerito di lasciar spazio anche al nostro spirito critico perché ha affermato che chi è critico è, in realtà il vero ottimista. Quindi porta argomenti critici contro quanto sostenuto dagli intervistati e discutiamone.




















