Ma fascismo e comunismo cosa c’entrano?
Il 25 aprile si commemora il ricordo della fine di una dittatura che aveva tolto libertà, dignità e vita a milioni di italiani: la liberazione di un popolo intero, non solo di una fazione.
Non è stata una sconfitta di qualcuno, ma la vittoria del popolo e di tutti i partiti contro la dittatura fascista.
Tutti gli italiani — il popolo e i partiti, monarchici, cattolici, liberali, socialisti, azionisti, comunisti — combatterono insieme per abbattere il regime fascista.
E quindi rifaccio la domanda: ma fascismo e comunismo cosa c’entrano?
Purtroppo, restringere oggi il senso di questa giornata a una “festa di parte” serve solo a mantenere vivo l’odio, alimentare divisioni e usare il passato come arma nelle battaglie politiche odierne.
Sono quarant’anni che sputiamo nel piatto della politica.
Oggi ne vediamo i risultati: una classe dirigente politica vergognosa.
È l’eredità dell’odio che abbiamo alimentato e che ancora oggi continuiamo a nutrire.
Se vogliamo cambiare davvero, dobbiamo smettere di odiare e tornare a costruire.
Come fecero i partigiani, unendo il coraggio alle differenze.
«Noi ci battiamo per la pacificazione nazionale, perché crediamo che l’Italia non possa sopravvivere senza superare le divisioni ideologiche e l’odio.»
— Giorgio Almirante, Camera dei Deputati, 1977
«Oggi, chi si richiama al fascismo tradisce la memoria dei morti della Resistenza, ma anche chi trasforma il 25 aprile in una festa di parte tradisce il significato della Liberazione: essa fu la vittoria della libertà sull’oppressione.»
— Sandro Pertini, discorso alla Camera dei Deputati il 23 aprile 1970, in occasione del 25° anniversario della Liberazione.




















